Cari Sensitivi,
oggi è una bellissima giornata d'autunno, almeno qua in Francia. A Taranto un po' meno mi sa, ma tant'è. Qui il sole splende alto, il cielo è blu e come sempre io ci metto un tre ore buone per fare qualcosa che potrei finire in una mezz'oretta, se non mi perdessi in pensieri inutili ed potessi contare sull'aiuto di un computer degno di questo nome.
Il pensiero di oggi va al "paradosso della fenice". Lasciate perdere Google, non esiste sto paradosso, me lo sono inventato di sana pianta.
In cosa consiste sto paradosso? La fenice, animale mitologico, rinasce dalle sue ceneri. E' il simbolo della vittoria suprema della vita sulla Morte.
La Morte, appunto. Per rinascere bisogna morire, non v'è dubbio. Eppure spesso è difficile accettare la nostra "morte", è difficile credere che spesso si è già morti e che sarebbe meglio farsene una ragione per poter rinascere con tutta calma e con una vitalità rinnovata. Quante volte ci trasciniamo dietro situazioni che sarebbe meglio troncare alla radice, quante volte sopportiamo persone che sarebbe meglio eliminare dalle nostre vite, quante volte non scegliamo di morire ma bensi' di sopravvivere?
E la sopravvivenza è l'arte suprema che mettiamo in scena da secoli, essendo da sempre un popolo di servi e non di padroni. Per carità, mi riferisco alla sopravvivenza culturale e morale, non a quella fisica alla quale sono costrette milioni di persone che veramente rischiano la morte, quella vera, giorno dopo giorno.
Siamo in un momento di rottamazione, cioè siamo in un momento in cui i vecchi muoiono e lasciano vivere, fanno rinascere i giovani. Cosi' non è stato per molti anni, ed ora ne paghiamo le conseguenze.
Attenzione, pero', perché ladro è chi ruba e chi tiene il sacco, come direbbe Pierlu.
Siamo cosi' sicuri, noi giovani, che basti essere giovani per essere migliori dei precedenti?
Sarà, ma intorno a me non sento l'aria delle grandi occasioni, e si che comunque qualcosa si muove e si è mosso: ti piace la politica com'era quarant'anni fa e rimpiangi quel profumo di sinistra? C'hai Bersani. Ti piace la politica ma la vuoi rinnovare dal profondo? C'hai Renzi. Ti piace la politica sopratutto di sinistra? C'hai Vendola. Sei per il ricambio globale? C'hai Grillo. C'abbiamo sopratutto Grillo, con le infinite possibilità che una forza nuova come la sua propone (mi dispiace per chi sta sulla destra, ma di là come da vent'anni a questa parte non c'è nulla se non il solito Lui, finché non muore...).
Ma voi lo sentite sto vento di cambiamento? Lo sentite scuotere le basi della società civile? Sentite i cannoni che sparano fiori sui poliziotti che pestano i manifestanti? Sentite i rumori dei passi delle persone in marcia? Sentite gli squilli di una rivoluzione pacifica ma decisa, inesorabile? Si dice che è tutto inutile, che il prossimo anno torna Monti. Si dice che è la morte della democrazia, senza rinascita.
Si dice, appunto. Si scrive sui blog, si legge sui forum. Ed io ci credo che stiamo morendo, io ci credo che l'Italia ha un deficit di competenze tali che ci vorrà almeno un decennio per convincere chi è fuori a rientrare e per cambiare la mentalità di chi in questi venti anni è rimasto.
Perché io tra noi giovani questo fervore non lo sento, non lo sento questo vento di cambiamento, non lo sento e non lo vedo nelle piccole cose di ogni giorno, perché sta qui il nocciolo della questione.
Dobbiamo accettare che l'ironia non basta più, che la satira non basta più, che delegare non basta più, che informarsi (addirittura!) non basta più. E si che ne abbiamo di informazioni, siamo una generazione incomparabilmente informata su quello che accade intorno a noi. Ma che ne facciamo di tutte queste informazioni, se non condividerle sulla nostra bacheca? C'è una sgrage di delfini in Giappone. Orrore. Fiorito ruba i soldi. Scandalo. Belen ha una farfalla tatuata sulla coscia. Stica.
Grillo in questo porta un grande messaggio: basta delegare, occorre occuparsi in prima persona, ognuno con le sue possibilità, ma occorre farlo. Non c'è altra via d'uscita. Non basta più ascoltare i Travaglio, bisogna fare i Travaglio, i Grillo, i Gandhi, quello che volete voi, persono gli Stalin e i Lenin, basta che facciamo qualcosa. Come i francesi ma anche (brr...) un po' meglio, che loro si dice che facciano tutto ma non sappiano fare niente.
Siamo morti, cari miei, ed io respiro la stessa aria stantia che ho sempre respirato, con una spruzzata di sopracciglio alzato per l'avvento di Grillo. Vedo tanta rassegnazione, sento gli stessi discorsi, registro lo stesso disimpegno, vedo imboccare la soglia dei trent'anni come un'uscita ineluttabile dalla vita attiva ed un lento approssimarsi della moderazione, del compromesso, della morte senza più rinascita.
I vecchi che sono li' da venti anni mi fanno paura, ma so come combatterli, prima o poi cadranno.
Quello che temo di più sono i giovani incapaci di prendere le armi.
Ridatemi mio nonno e il suo fucile da partigiano pronto ad esplodere ad ogni ora.
Nella vita come nel teatro, del resto: a togliere si fa sempre in tempo, ad inserire è sempre più un casino.
... e comunque l'avete scoperto: questo è un post contro chi ha trent'anni.
Vai di canzone, e cosi' sia.
_________
Ramingo84
oggi è una bellissima giornata d'autunno, almeno qua in Francia. A Taranto un po' meno mi sa, ma tant'è. Qui il sole splende alto, il cielo è blu e come sempre io ci metto un tre ore buone per fare qualcosa che potrei finire in una mezz'oretta, se non mi perdessi in pensieri inutili ed potessi contare sull'aiuto di un computer degno di questo nome.
Il pensiero di oggi va al "paradosso della fenice". Lasciate perdere Google, non esiste sto paradosso, me lo sono inventato di sana pianta.
In cosa consiste sto paradosso? La fenice, animale mitologico, rinasce dalle sue ceneri. E' il simbolo della vittoria suprema della vita sulla Morte.
La Morte, appunto. Per rinascere bisogna morire, non v'è dubbio. Eppure spesso è difficile accettare la nostra "morte", è difficile credere che spesso si è già morti e che sarebbe meglio farsene una ragione per poter rinascere con tutta calma e con una vitalità rinnovata. Quante volte ci trasciniamo dietro situazioni che sarebbe meglio troncare alla radice, quante volte sopportiamo persone che sarebbe meglio eliminare dalle nostre vite, quante volte non scegliamo di morire ma bensi' di sopravvivere?
E la sopravvivenza è l'arte suprema che mettiamo in scena da secoli, essendo da sempre un popolo di servi e non di padroni. Per carità, mi riferisco alla sopravvivenza culturale e morale, non a quella fisica alla quale sono costrette milioni di persone che veramente rischiano la morte, quella vera, giorno dopo giorno.
Siamo in un momento di rottamazione, cioè siamo in un momento in cui i vecchi muoiono e lasciano vivere, fanno rinascere i giovani. Cosi' non è stato per molti anni, ed ora ne paghiamo le conseguenze.
Attenzione, pero', perché ladro è chi ruba e chi tiene il sacco, come direbbe Pierlu.
Siamo cosi' sicuri, noi giovani, che basti essere giovani per essere migliori dei precedenti?
Sarà, ma intorno a me non sento l'aria delle grandi occasioni, e si che comunque qualcosa si muove e si è mosso: ti piace la politica com'era quarant'anni fa e rimpiangi quel profumo di sinistra? C'hai Bersani. Ti piace la politica ma la vuoi rinnovare dal profondo? C'hai Renzi. Ti piace la politica sopratutto di sinistra? C'hai Vendola. Sei per il ricambio globale? C'hai Grillo. C'abbiamo sopratutto Grillo, con le infinite possibilità che una forza nuova come la sua propone (mi dispiace per chi sta sulla destra, ma di là come da vent'anni a questa parte non c'è nulla se non il solito Lui, finché non muore...).
Ma voi lo sentite sto vento di cambiamento? Lo sentite scuotere le basi della società civile? Sentite i cannoni che sparano fiori sui poliziotti che pestano i manifestanti? Sentite i rumori dei passi delle persone in marcia? Sentite gli squilli di una rivoluzione pacifica ma decisa, inesorabile? Si dice che è tutto inutile, che il prossimo anno torna Monti. Si dice che è la morte della democrazia, senza rinascita.
Si dice, appunto. Si scrive sui blog, si legge sui forum. Ed io ci credo che stiamo morendo, io ci credo che l'Italia ha un deficit di competenze tali che ci vorrà almeno un decennio per convincere chi è fuori a rientrare e per cambiare la mentalità di chi in questi venti anni è rimasto.
Perché io tra noi giovani questo fervore non lo sento, non lo sento questo vento di cambiamento, non lo sento e non lo vedo nelle piccole cose di ogni giorno, perché sta qui il nocciolo della questione.
Dobbiamo accettare che l'ironia non basta più, che la satira non basta più, che delegare non basta più, che informarsi (addirittura!) non basta più. E si che ne abbiamo di informazioni, siamo una generazione incomparabilmente informata su quello che accade intorno a noi. Ma che ne facciamo di tutte queste informazioni, se non condividerle sulla nostra bacheca? C'è una sgrage di delfini in Giappone. Orrore. Fiorito ruba i soldi. Scandalo. Belen ha una farfalla tatuata sulla coscia. Stica.
Grillo in questo porta un grande messaggio: basta delegare, occorre occuparsi in prima persona, ognuno con le sue possibilità, ma occorre farlo. Non c'è altra via d'uscita. Non basta più ascoltare i Travaglio, bisogna fare i Travaglio, i Grillo, i Gandhi, quello che volete voi, persono gli Stalin e i Lenin, basta che facciamo qualcosa. Come i francesi ma anche (brr...) un po' meglio, che loro si dice che facciano tutto ma non sappiano fare niente.
Siamo morti, cari miei, ed io respiro la stessa aria stantia che ho sempre respirato, con una spruzzata di sopracciglio alzato per l'avvento di Grillo. Vedo tanta rassegnazione, sento gli stessi discorsi, registro lo stesso disimpegno, vedo imboccare la soglia dei trent'anni come un'uscita ineluttabile dalla vita attiva ed un lento approssimarsi della moderazione, del compromesso, della morte senza più rinascita.
I vecchi che sono li' da venti anni mi fanno paura, ma so come combatterli, prima o poi cadranno.
Quello che temo di più sono i giovani incapaci di prendere le armi.
Ridatemi mio nonno e il suo fucile da partigiano pronto ad esplodere ad ogni ora.
Nella vita come nel teatro, del resto: a togliere si fa sempre in tempo, ad inserire è sempre più un casino.
... e comunque l'avete scoperto: questo è un post contro chi ha trent'anni.
Vai di canzone, e cosi' sia.
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Ramingo84
Toccante la canzone, e vero tutto il resto, l'Italia la fanno gli italiani. Con rammarico ammetto che mio nonno non c'è piu e non c'è piu la sua voglia di combattere, la voglia di rifare il mondo. Non c'è piu patriottismo, è questo che manca a noi italiani, il patriottismo.
RispondiEliminaGuarda, questa campagna elettorale ha portato al centro del dibattito un elemento che mancava da tanto tempo: le piazze. Grillo riempie le piazze, è innegabile, ed è l'unico che riempie ma sopratutto l'unico che ci va, nelle piazze. E non parlo solo dei candidati premier, ma anche dei tanti leaderini locali, segretari di piccola taglia, che preferiscono rinchiudersi in stanzette piene di militanti piuttosto che rischiare di perdere la faccia tra l'altro già persa. Ed anche se gli italiani sono comunque un popolo di moderati, di centro tendente alla destra (siamo sempre stati un popolo di schiavi, di conquistati, non abbiamo conosciuto nessuna rivoluzione se non la sedicente (contro) rivoluzione fascista)... comunque un certo protagonismo della società civile fino a buona parte degli anni '80 c'è stato, anche una tenuta dei comportamenti del cosiddetto "popolo". Poi, il naufragio. Un rigurgito nei 2000 con i Girotondini ed adesso il M5S. Più che patriottismo io direi sopratutto una mancanza di amor proprio, perché ogni danno attivo o passivo alla società si riflette giocoforza su di noi, perché noi SIAMO la società.
RispondiEliminaComunque si, gli Zen sono bravi :D