Cari Sensitivi,
per ragioni anagrafiche non ho vissuto il '68.
Per ragioni di pigrizia pratica non mi hanno mai infiammato troppo le lotte durante gli anni dell'Università (ma davvero ce n'erano? O è adesso il mio ricordo che tenta di ricostruirsi un passato più glorioso di quello che in realtà non sia stato...?).
Nel 2008 ho seguito con distacco l'avanzare dell'Onda studentesca, finivo la mia Accademia e credevo in quella timida consolazione spesso giustificazione dei deboli di spirito che agire nel proprio piccolo servisse a cambiare il mondo. Un piccolo passo per l'uomo un grande passo per l'umanità, quelle cose lì. Nonostante ciò, ho praticato poco il Commercio Equo e Solidale, qualche volta bevo Coca Cola e devo dire che il Lion della Nestlè mi piace.
La militanza mi è venuto da vecchio, forse spinta fuori da una consapevolezza maggiore, dai libri letti, dai film visti, dalle chiacchiere con i compagni (politici e d'affetto) nei bar scalcinati di mezza Europa e che amo illudermi riescano anche solo per un attimo ad accumunarmi alla vita intellettuale parigina degli anni'30, quella alla Hemingway di "Fiesta!", tanto per capire.
Faccio parte di una generazione che ha avuto nell'ironia la sua arma di lotta migliore, la generazione-balcone, che troppo spesso se ne sta affacciata alla finestra a guardare il mondo passare e protestare, e al limite spara qualche battuta.
Non siamo soli in questa indifferenza endemica, per carità: diciamo che siamo i più colpiti, i più "vittime", noi che dovremmo spingere il mondo a girare sempre più velocemente spesso ci accodiamo a ritmi lenti, lentissimi, vecchi, vecchissimi, superati e inadeguati.
Dicevo che da un po' c'ho un po' di militanza. Dopo anni passati nel partito dell'ironia, della battuta facile, del populismo di maniera (che almeno i grillini si danno da fare...) ho deciso che no, ne sapevo troppo per continuare a far finta di nulla.
A che sarebbero serviti tutti i libri letti, tutti i video visti, tutte le discussioni fatte, se non trovavo una risposta alla più elementare delle domande:
per ragioni anagrafiche non ho vissuto il '68.
Per ragioni di pigrizia pratica non mi hanno mai infiammato troppo le lotte durante gli anni dell'Università (ma davvero ce n'erano? O è adesso il mio ricordo che tenta di ricostruirsi un passato più glorioso di quello che in realtà non sia stato...?).
Nel 2008 ho seguito con distacco l'avanzare dell'Onda studentesca, finivo la mia Accademia e credevo in quella timida consolazione spesso giustificazione dei deboli di spirito che agire nel proprio piccolo servisse a cambiare il mondo. Un piccolo passo per l'uomo un grande passo per l'umanità, quelle cose lì. Nonostante ciò, ho praticato poco il Commercio Equo e Solidale, qualche volta bevo Coca Cola e devo dire che il Lion della Nestlè mi piace.
La militanza mi è venuto da vecchio, forse spinta fuori da una consapevolezza maggiore, dai libri letti, dai film visti, dalle chiacchiere con i compagni (politici e d'affetto) nei bar scalcinati di mezza Europa e che amo illudermi riescano anche solo per un attimo ad accumunarmi alla vita intellettuale parigina degli anni'30, quella alla Hemingway di "Fiesta!", tanto per capire.
Faccio parte di una generazione che ha avuto nell'ironia la sua arma di lotta migliore, la generazione-balcone, che troppo spesso se ne sta affacciata alla finestra a guardare il mondo passare e protestare, e al limite spara qualche battuta.
Non siamo soli in questa indifferenza endemica, per carità: diciamo che siamo i più colpiti, i più "vittime", noi che dovremmo spingere il mondo a girare sempre più velocemente spesso ci accodiamo a ritmi lenti, lentissimi, vecchi, vecchissimi, superati e inadeguati.
Dicevo che da un po' c'ho un po' di militanza. Dopo anni passati nel partito dell'ironia, della battuta facile, del populismo di maniera (che almeno i grillini si danno da fare...) ho deciso che no, ne sapevo troppo per continuare a far finta di nulla.
A che sarebbero serviti tutti i libri letti, tutti i video visti, tutte le discussioni fatte, se non trovavo una risposta alla più elementare delle domande:
"E quindi?"
La risposta com'è ovvio non l'ho trovata, ma intanto mi sono messo in movimento, seguendo il mio naso, l'istinto e tutte quelle informazioni che mi sono ficcato nel cervello per anni.
Oggi 12 ottobre è giorno di protesta. Sciopero nazionale della scuola, adesione anche delle Università, insomma è chiaro che la Scuola sia ormai considerata un'anticamera dell'età adulta e non un luogo di crescita culturale e di sviluppo personale. La Scuola è una sorta di deposito figli, li mettiamo là per qualche anno in incubazione, buoni buoni, gli insegnanti sempre più mortificati e con sempre meno motivazioni (e regolamentazioni), e poi quando sono pronti... hop!, li prendiamo e li buttiamo nella vita reale, che è lì che si gioca duro, prima è solo gioco, finzione, facciamo finta che.
Comunque io una mia idea di come va il mondo ce l'ho, cosa posso fare dal basso della mia posizione di teatrante se non impiegarmi al massimo con il mio lavoro e con la mia presenza?
Così di buona mattina ho preso il motorino e mi sono recato alla manifestazione.
Già è venerdì, e domani ci sarà assemblea, e vabbè...
Però mi ha fatto piacere vedere finalmente per una volta tutta la città unita davanti ad un problema che non riguarda solo una fetta di popolazione (gli studenti) ma che investe direttamente la nostra società del presente e del futuro.
Il corteo si è riunito in Piazza della Costituzione, in apertura ha parlato un rappresentante del Collettivo Studentesco, a seguire un insegnante e poi un operaio, tutti uniti dall'idea che lottare insieme si può e si deve, perché le differenti crisi non sono altro che derivazioni di una causa comune.
Poi il corteo, assolutamente pacifico e festoso, si è snodato attraverso i portici, con le persone anziane che dalle finestre sventolavano le bandiere perché anche loro si sentono minacciati, e non è vero che i vecchi vanno rottamati.
Poi, incredibile! All'altezza della fine dei Portici al corteo studentesco si è unito quello dei commercianti! Un'assoluta sorpresa, non c'era stata nessuna comunicazione. Probabilmente quegli stessi commercianti che hanno i figli nelle scuole sentono che c'è bisogno anche del loro aiuto per cambiare la situazione, la crisi è crisi per tutti perdio!
Cento, trecento, mille persone, le autorità con loro, le forze dell'ordine, tutti si sono ritrovati nel dire che solo l'unione fa la forza. Si è deciso di sviluppare piattaforme cittadine per informare su quello che sta succedendo nelle scuole e nelle fabbriche, perché tutti devono sapere e devono essere coinvolti.
Non deve succedere più che qualcuno scioperi senza che la comunità, l'unica danneggiata dal disservizio, non abbia il diritto di sapere cosa sta succedendo ed il dovere di tenersi informata.
La "festa di lotta", così sono stati ribattezzati gli scioperi da ora in avanti, si è conclusa con la decisione di buttare giù con giuristi ed esperti di tutta Italia, da Roma a Milano, da Bari a Bologna, prima una riforma seria della scuola e poi una riforma giusta del lavoro. E perché no, un riordino dei fondi destinati alla Cultura. Ed anche se il Governo boccierà le proposte, come quella sugli esodati, noi andremo avanti.
Ah, naturalmente da Roma il principale partito d'opposizione si è offerto come sponda politica per un'operazione di rivoluzione vera, onesta, degli asset del potere politico italiano.
Senza sponda politica una protesta diventa solo testimonianza, ma per fortuna in questo Paese ciò non accadrà più.
---
Eh già.
Beh, come potete intuire le cose non sono andate esattamente così.
Alle 9 di mattina ho preso il mio motorino e sono andato alla ricerca di una manifestazione. Sapevo benissimo delle manifestazioni nazionali, ben vengano, ma perché non organizzare qualcosa anche qua? Perché i ragazzi che non sono voluti partire non si sono mossi per informare la cittadinanza, per dare visibilità alla loro condizione?
Ho girato per un po' in città nella speranza di incontrare anche un minuscolo corteo. Niente. Ho seguito un paio di ragazzi con lo scooter che uscivano da un istituto con la speranza che mi portassero sì da qualche parte, ma non a mangiare la schiaccia. Allora sono andato nel più grande istituto della città, qualcuno saprà colmare la mia ignoranza, ci sarà un dibattito, qualcosa... Fuori e nel bar, tanti ragazzi. Dentro una bidella, poverina, che un po' sospettosa verso questa persona che le fa un sacco di domande mi chiarisce i dubbi dicendo che 1) una assemblea c'è stata, martedì o giù di lì, fatta dalla CGIL al CG 2) domani ci sarà sì un'assemblea, ma d'istituto.
Ringrazio ed esco. Fuori piove ed anche se è sciopero non c'è clima da giorni di festa. Qualche ragazzina si interroga se "la Mari entra oppure no". I soliti crumiri. Vado anch'io al bar a fare colazione, anzi, vado a casa e scrivo un bell'articolo sul blog, ci metto qualche sarcasmo e sparo qualche battuta, come ai vecchi tempi...
W la rivoluzione.
Commenti
Posta un commento