Cari Sensitivi,
oggi lo dedichiamo ancora al teatro.
Qualche tempo fa parlammo del TeatroValle Occupato, giù a Roma.
La battaglia va avanti e la seguo con particolare interesse per un paio di motivi.
Uno, perché questa occupazione si colloca a pieno titolo nel ciclone prodotto da quel vento di novità che da anni stiamo aspettando, dal punto di vista politico, sociale e sopratutto culturale: giovani artisti, soffocati dalla speculazione, che si riprendono uno spazio pubblico troppo a lungo gestito secondo le logiche sterili del mercato e della politica.
Due, perché mi interessa vedere come si evolve il dibattito interno. Spesso infatti anche noi artisti siamo portatori di interessi troppo "di parte", staccati dalla realtà e dalla contemporaneità, magari perché ci è richiesta per sopravvivere una competitività inter nos fuori dal normale, fuori da qualunque standard europeo. Per cui, mi stuzzica vedere come vanno le cose al Valle e sperare che non diventi uno dei tanti esempi italiani di autoreferenzialità artistica.
La novità ve la riporta Francesca de Santis in questo articolo apparso sull'Unità. Si parla di drammaturgia e di Valle, di come il teatro, questo Teatro, possa essere il punto di inizio di un nuovo progetto drammaturgico italiano.
... ma, come leggerete, le discussioni non sono mancate.
Ramingo84
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