Cari Sensitivi,
in questi giorni ritorno spesso a
pensare che c'è una cosa che mi manca dell'età che ho appena
passato: ed è la forza delle speranze, l'incredibile ottimismo che
ti fa credere di poter cambiare il mondo o anche solo di
riuscire a colpire il cuore di quella ragazza così carina al quarto
banco. C'è tutto un mondo là fuori che tenta di soffocare il nostro
mondo interiore, giorno dopo giorno, c'è una giungla di convenzioni sociali che dobbiamo
rispettare per essere in, c'è il nostro ego che ci trascina in
abissi impensabili solo per poter urlare “ehi, ci sono anch'io”.
Si cresce, si cambia, non sono un pessimista, dico solo che è diverso il sapore della vita quando cominci ad intuire come gira davvero, questa vita. Quando cominci ad osservare le persone non più per quello che sono (o per come te le idealizzi) ma per quello che fanno, per come sono incastrate negli ingranaggi di questo Grand Guignol eterno, quando cominci a non arrabbiarti più per certi comportamenti sbagliati ma in qualche cominci quasi a rallegrartene, perché danno più speranza e conferme ai tuoi, di comportamenti: ecco, è in quel momento che si perde la verginità morale, se così possiamo spararla, è da quel momento in poi che il cielo ci sembrerà un po' meno azzurro, il mare un po' meno blu e gli uomini un po' più stronzi.
Ho visto "Apres Mai" di Oliver Assays, presentato qua e là nei migliori festival di cinema del mondo.
Come avrete notato non amo parlare di film, non mi piace innescare polemiche sterili con gli immancabili saccentoni della pellicola (vedete? Sto già polemizzando). Però stavolta ci voleva.
Voi vi ricordate quando vi hanno detto che Babbo Natale non esisteva? Io no, non mi ricordo il momento esatto, né se me lo abbiano mai veramente detto. Ricordo soltanto che da un giorno all'altro Babbo Natale era solamente babbo&mammà che mi facevano dei maglioni, o dei soldi, o un rasoio perché stavo diventando uomo (non vi preoccupate, ho già smesso). Niente trauma. Però da grande qualche volta mi viene veramente da pensare a Babbo Natale, e mi chiedo: "Wow. Ma come sarebbe figo se esistesse davvero? Quanto sarebbe bello un uomo che se ne sta tutto l'anno nella sua casetta con i nani e le renne, che riceve lettere di richieste da tutto il mondo, che se la ride a guardare i film che parlano di lui e che il 24 dicembre alza il suo culo peloso dalla sedia, si scola l'ultima lattina di birra dell'anno (dal primo gennaio niente alcool, l'ha promesso alla Befana), si mette quello stupido costume perché la Coca Cola lo paga un sacco di quattrini e, vecchio ma mai stanco, se ne va in giro per il mondo a dare quello che gli è stato chiesto solo per il gusto di farlo, solo perché non può fare altro, perché non può fare altro che il Bene".
Ci si sente così dopo aver visto "Apres mai". Siamo nella Parigi degli anni '70, a ridosso di quel '68 che si dimostra sempre più rivoluzione culturale ed estetica e sempre meno rivoluzione politica. Il giovane Gilles ha finito il liceo, lotta contro la società ma è in quella stesse società che vuole affermarsi come pittore, così come tutto il suo gruppo di amici fidati, che finirà col dividersi per inseguire un ideale di felicità individuale anziché corale. Lottare per gli altri diventa la chiave per raggiungere uno dei risultati forse più "rivoluzionari" di quel periodo: l'individualismo di massa, che porterà i non allineati ad essere esclusi dalla società, continuando a lottare e ad esporre argomenti lontani dal reale. La cura perfetta della fotografia e della musica (da veri cultori del periodo) regala l'impressione di assistere ad un reality, di essere in un quadro semovente, di seguire le loro vite passo dopo passo senza disturbare. Una narrazione asciutta, essenziale, ricca di particolari ma scarna di dialoghi, dove la solitudine la fa da padrona, dove la lotta sembra piuttosto un tentativo disperato di rispondere a quella sensazione di inadeguatezza che la società sta iniettando a piccole dosi nel mondo reale.
Si esce con l'amaro in bocca da questo film. Non si ricevono giudizi, non si danno premi. Si intuisce che qualcosa c'era, che qualcosa c'è stato, ma nulla più. Di lì a poco i vestiti sgargianti diventeranno troppo sgargianti, l'elettronica evolverà nella disco dance e nessuno si preoccuperà più della classe operaia.
A difenderla solo pochi, strenui reduci di una guerra mai veramente combattuta che continuano a proiettare filmati sui contadini del Laos in un cinema mezzo vuoto.
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Ramingo84
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