Cari Sensitivi,
riflessioni in libertà....
Sanremo è finito. Siete contenti? Come sempre io non l'ho visto in diretta ma mi sono somministrato qualche spezzone qua e là. Ho sentito alcune canzoni, e naturalmente ho sentito Celentano, sia la prima volta che la seconda.
Per una singolare coincidenza, la calata di Celentano sulle coscienze italiane è coincisa con i 20 anni di Mani Pulite (e relative dichiarazioni della famiglia Craxi).
Ora, io mi domando: siamo ancora un Paese corrotto, che è stato governato per buona parte degli ultimi 20 anni da un (presunto, fino alla sentenza di I° grado) corruttore, e stiamo lì a fare le pulci a Celentano.
Siamo un Paese strano, ci vengono i moti di coscienza per cose folli, ci indigniamo per il Molleggiato e fingiamo di non vedere, per esempio, che il Festival di Sanremo è ormai un carrozzone che non ha più senso di esistere, che sforna da almeno quattro anni vincitori senza futuro provenienti dai reality show (Marco Carta e Valerio Scanu, per citarne due. Spero tanto che il quindicenne vincitore del Sanremo Giovani si sappia proteggere...).
Un po' ce la siamo cercata.
Un po' con questa storia del cambiamento, del "sono tutti uguali quelli là", stiamo buttando l'acqua sporca con il bambino.
Perché nel caso di Celentano, caso strano per un beniamino del popolo, l'indignazione verso il suo primo monologo ("bisognerebbe chiudere Avvenire e Famiglia Cristiana") è venuta dalla società civile, è esplosa su Internet, in quel famoso "popolo della Rete" che tanto volte si è dimostrato l'unico baluardo contro la Restaurazione e contro il Degrado.
Stavolta il Popolo ha abboccato alla maldestra provocazione, forse perché la predica veniva da un attempato signore piuttosto che da un giovane informatico. Si è guardato il dito ("i giornali andrebbero...") e si è persa di vista la luna (tutto il resto, dai passi sul Paradiso all'altro attacco, quello alla Corte Costutizionale).
Attenzione, qui non si parla della qualità degli argomenti. Qui siamo ancora a ragionare su che cosa dovremmo discutere e su che cosa invece varrebbe la pena sorvolare.
Sanremo è un carrozzone sfasciato, ma non è lo specchio del Paese come vorrebbero farci credere.
Lo specchio del Paese, IL Paese, è il pubblico che lo segue, quel Festival.
Sono quelli che pagano anche mille euro per un biglietto della finale, sono quelli che dai palchetti urlano verso Celentano (che siano urla pro o contro non importa, sempre urla sono).
Questo è stato lo specchio del Paese.
Per quanto mi riguarda, Celentano è un pezzo della nostra Cultura.
Ne sa più di me, e ne sa anche più di te che stai leggendo, probabilmente.
Per questo lo ascolto.
Poi semmai lo critico.
Però non mi indigno, non POSSO indignarmi contro Celentano.
Oggi, nel 2012, con tutto quello che accade nel mondo, non ci si può indignare per Celentano.
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Però si può ridere di questo.
Ecco una chicca che ho trovato girovagando qua e là sul Web (ebbene si, faccio parte anch'io del Popolo, ogni tanto).
Formigoni, Governatore (o meglio, Sultano) della Lombardia, nella sua rubrica "Forcaffè".
L'illustrissimo finge di lavorare come barista e ci dice la sua imprenscindibile opinione sul Festival, ma non solo sul Festival.
Se cercate più a fondo, infatti, è possibile sorseggiare un buon caffè di Formigoni e parlare anche dell'euro, per esempio, o della crisi greca.
Il tutto con gustosissimi e finti rumori di fondo a simulare il Popolo del bar.
Finti non sono, però, i soldi spesi dal Sultano di Lombardia per il nuovo, lussuosissimo Palazzo della Regione.
Eccome, se ce ne sarebbe per indignarsi...
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Ramingo84
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